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Politica Olandese sulla prostituzione

Domande e Risposte relative alla Politica olandese in materia di Prostituzione

Summary:

Perché in Olanda si è optato per l’autorizzazione a tenere bordelli a determinate condizioni? Qual è il contenuto della nuova politica in materia di prostituzione?
Il presente opuscolo offre al lettore straniero, sulla base di sedici domande e risposte, una panoramica chiara del come e del perché della nuova politica olandese in materia di prostituzione.
Questa pubblicazione è stata realizzata in collaborazione con il Ministero della Giustizia.
L’opuscolo intitolato ‘Q&A Prostitutie’ è disponibile in varie lingue e può essere ordinato presso l’ambasciata o il consolato d’Olanda nel vostro Paese oppure presso il Ministero degli Affari Esteri.


1. Nei Paesi Bassi la prostituzione è legale?

Nei Paesi Bassi l'esercizio della prostituzione in quanto tale non è mai stato perseguibile penalmente. La prostituzione coatta o non volontaria è invece punibile. Anche lo sfruttamento commerciale di una casa di tolleranza era soggetto a sanzioni penali fini a quando, a decorrere dal 1 ottobre 2000, non è venuto a decadere il divieto generale di esercizio delle case di prostituzione. Il nucleo dell'emendamento di legge relativo alla soppressione del divieto generale di esercizio delle case di prostituzione (Opheffing algemeen bordeelverbod) è formato dall'abrogazione degli articoli 250bis e 432 del Codice penale olandese (Wetboek van Strafrecht, Sr). Mediante tale emendamento sono stati quindi eliminati dalla legislazione penale olandese il divieto di esercizio delle case e dei locali in cui si esercita la prostituzione e il divieto di lenocinio. Ciò significa che la proprietà, l'esercizio, la direzione o l'amministrazione di case o di locali adibiti all'erogazione di prestazioni sessuali in cui svolgono liberamente attività di lavoro persone dedite alla prostituzione di maggiore età, non risultano più vietati, purché il gerente, il proprietario e/o l'amministratore sia in possesso di regolare licenza di esercizio concessa all'uopo dalle autorità comunali (nel caso in cui sia richiesta la concessione di una licenza) e ottemperi alle condizioni previste dalle normative vigenti. Quanto sopra implica il fatto che i sex club, l'esercizio della prostituzione in locali dotati di vetrina, i club privati e le agenzie che offrono servizi di accompagnamento (escort) sono imprese legali a tutti gli effetti fintantoché si attengono alle norme e ai regolamenti in vigore all'interno del Comune in cui esse sono stabilite. Grazie a questa legalizzazione, i Paesi Bassi sono uno dei primi paesi al mondo i cui la prostituzione volontaria esercitata da persone maggiorenni viene formalmente considerata una forma di lavoro retribuito.

2. Che cosa prevede l'articolo 273a del Codice penale olandese?

L’articolo 273a del Codice penale olandese punisce lo sfruttamento di una persona ai fini della prostituzione nonché altre forme di sfruttamento sessuale.

Oltre a ciò, con questo articolo vengono puniti anche i seguenti reati:
•          la prestazione coatta od obbligatoria di attività lavorative o di servizi;
•          la riduzione in schiavitù;
•          l’esercizio di pratiche assimilabili alla schiavitù o alla servitù;
•          il traffico di organi.

3. Quali pene e sanzioni vengono inflitte?

È punito con una pena di reclusione fino a 6 anni (e/o l'irrogazione di un'ammenda):
·        chiunque costringa un’altra persona a prostituirsi;
·        chiunque induca alla prostituzione persone inferiori agli anni 18;
·        chiunque recluti, trasporti o rapisca una persona per immetterla nel territorio di un altro Paese (in conformità alla Convenzione Internazionale di Ginevra del 1933 relativa alla repressione della tratta delle maggiorenni);
·        chiunque trae profitto dalla prostituzione non volontaria e dalla prostituzione minorile;
·        chiunque costringe un’altra persona a procurargli beneficio dei guadagni in denaro o delle altre utilità che chi si prostituisce ottiene.

Qualora si sia in presenza di circostanze aggravanti, le pene possono subire un aumento fino a 8 e/o 10 anni. Nelle circostanze aggravanti previste rientrano altresì la minore età della vittima e/o il fatto che il delitto sia commesso da due o più persone.

In caso di gravi lesioni personali o di pericolo di vita è previsto un aumento della pena fino a un massimo di 12 anni, mentre in caso di morte o decesso la pena può aumentare fino a raggiungere i 15 anni.

4. Che cosa si propone la politica olandese in materia di prostituzione?

Quantunque a decorrere dal 1 ottobre 2000 l'autorità abbia abolito il divieto generale di esercizio delle case di prostituzione, non è stata creata alcuna legge per la regolamentazione della prostituzione a livello nazionale. La formulazione e l'attuazione della politica in materia di prostituzione sono state appositamente lasciate alle autorità comunali, il che permette di conformare la politica stessa alle specifiche esigenze esistenti a livello locale. I comuni impartiscono le condizioni alle quali è ammesso l'esercizio delle case di prostituzione è all'interno del territorio comunale. A tale scopo, i comuni hanno la facoltà di adottare una politica di concessione di licenze di esercizio. Al fine di provvedere allo sfruttamento commerciale di un'azienda che si dedica all'esercizio della prostituzione, sarà quindi necessario possedere una regolare licenza di esercizio: per ottenere la concessione della licenza, è previsto il soddisfacimento di una serie di requisiti. L'Associazione nazionale dei comuni olandesi (Vereniging Nederlandse Gemeenten, VNG) ha elaborato un modello di ordinanza adatto ai vari scopi (per le case o i locali adibiti all'erogazione di prestazioni sessuali, per i sex shop, per la prostituzione di strada, ecc.).

Con la politica d'impianto è possibile esercitare un influsso sull’ubicazione delle case di prostituzione: esse non devono infatti perturbare il contesto ambientale in cui sono inserite. Lo stabilimento di una impresa deve essere conforme alle norme urbanistiche (piani regolatori e piani di rinnovamento urbano) e alle ordinanze sulle condizioni ambientali.

Le norme concernenti la struttura di un'azienda che prevede l'esercizio della prostituzione riguardano i regolamenti in materia di struttura interna (per esempio le dimensioni minime dell'ambiente di lavoro), la sicurezza (in caso d’incendio), la sicurezza della persona (presenza di pulsanti di allarme) e l'igiene (per esempio la presenza di un lavandino con acqua corrente calda e fredda all'interno del locale di lavoro e la disponibilità di preservativi).

Le regole relative alla gestione aziendale concernono la posizione e lo status della persona che si prostituisce (salvaguardia dell'integrità fisica e psichica, divieto di sfruttamento della prostituzione (anche minorile) o presenza di persone esercitanti attività di prostituzione senza regolare titolo di soggiorno) e mirano a prevenire eventuali disagi di ordine pubblico inammissibili per l'ambiente circostante.

5. Perché è stato abolito il divieto di esercizio delle case di prostituzione?

Il divieto di esercizio dei locali di meretricio fu promulgato nel 1911 con l'intento principale di proteggere chi esercitava l'attività di prostituzione da eventuali sfruttatori. Negli ultimi 50 anni, tuttavia, le autorità hanno tollerato in modo sempre più aperto lo sfruttamento commerciale della prostituzione. Ciò significava che le autorità non intervenivano contro le case di prostituzione e i sex club purché non vi si svolgessero attività di tipo criminale e non venisse a essere perturbato l'ordine pubblico.

I Paesi Bassi hanno pertanto optato per l'adattamento delle disposizioni legislative alla situazione reale, al fine di eliminare gli abusi nel settore della prostituzione. La proprietà, l'esercizio, la direzione o l'amministrazione di aziende in cui persone di maggiore età esercitano liberamente attività di prostituzione sono stati legalizzati, mentre lo sfruttamento illecito della prostituzione verrà perseguito in maniera più aspra. Sottraendo al circuito criminale lo sfruttamento commerciale della prostituzione, le autorità hanno a disposizione maggiori strumenti per il controllo, la guida e il risanamento del settore della prostituzione, il che consente, al contempo, di contrastare gli abusi in modo più efficace. I controlli effettuati su base regolare consentono alle forze di polizia di dotarsi di un importante mezzo di monitoraggio degli eventuali segnali che sottendono alla tratta o al commercio di persone, all'interno sia del settore regolamentato sia del settore non regolamentato della prostituzione. Tutto ciò nel più pieno interesse di chi esercita attività di prostituzione e della lotta a chi commette tratta o commercio di persone nonché violenze e abusi sessuali.

La nuova legislazione persegue i seguenti scopi:

1.      gestibilità e regolamentazione dello sfruttamento commerciale delle attività di prostituzione (introduzione da parte dei comuni di una politica di concessione di licenze di esercizio);
2.      tutela della posizione di chi esercita attività di prostituzione;
3.      potenziamento della lotta allo sfruttamento commerciale della prostituzione non volontaria;
4.      tutela dei minori dagli abusi sessuali;
5.      riduzione delle attività di prostituzione esercitate da parte di persone senza regolare permesso di soggiorno;
6.      svincolo dell'esercizio della prostituzione dalla criminalità organizzata.

6. In che modo è migliorata la posizione di chi esercita attività di prostituzione dopo la soppressione del divieto di esercizio delle case di prostituzione?

La soppressione del divieto di esercizio delle case di prostituzione ha sortito un influsso su tutta una serie di aspetti riguardanti la posizioni delle persone che esercitano attività di prostituzione. La regolamentazione a livello comunale contribuisce a questo miglioramento, grazie all'inserimento nelle ordinanze di norme concernenti la sicurezza, l'igiene e le condizioni di lavoro all'interno delle aziende del settore.

Le autorità comunali possono imporre diversi requisiti alle aziende operanti nel settore: esse possono per esempio esigere che chi esercita attività di prostituzione non debba essere costretto a consumare bevande alcoliche con la clientela, ad avere rapporti sessuali non protetti oppure a compiere determinati atti sessuali; agli addetti delle aziende sanitarie e delle associazioni di categoria deve inoltre essere garantito il libero accesso ai locali in cui si esercitano le attività.

Un altro cambiamento importante scaturito dalla soppressione del divieto di esercizio delle case di prostituzione è rivestito dal fatto che le attività di prostituzione sono state riconosciute a tutti gli effetti come una forma di lavoro retribuito: ciò significa che a chi esercita la prostituzione vengono garantiti gli stessi diritti e gli stessi doveri di tutti i cittadini che svolgono attività lavorative. Per effetto del divieto, in essere da parecchi decenni, e della politica di tolleranza adottata dal governo, all'interno del settore della prostituzione i rapporti di lavoro hanno subito uno sviluppo diverso da quello registrato dagli altri settori. La natura del rapporto di lavoro effettivamente in essere tra il gerente dell'azienda e chi esercita la prostituzione deve infatti essere inquadrata. Questo, tuttavia, è un compito che attiene alle due parti: in questo senso le autorità non hanno a disposizione strumenti che permettano di disciplinare il rapporto. Molti gerenti preferiscono non stipulare alcun contratto di lavoro e considerano la propria azienda come fornitrice di infrastrutture. Le persone che esercitano le attività di prostituzione possono affittare, in qualità di liberi professionisti, le strutture: in tal modo i gerenti non sono tenuti a fungere da sostituto di imposta per il versamento delle imposte salariali e dei contributi previdenziali. Le autorità possono tuttavia effettuare operazioni di controllo per appurare che non esiste in effetti alcun rapporto di dipendenza, al fine di combattere la formazione di costruzioni di comodo.

Poiché anche il ramo commerciale della prostituzione è tenuto a soddisfare agli obblighi vigenti anche all'interno di altri settori, viene a crearsi una maggiore chiarezza in merito ai diritti a cui può richiamarsi chi esercita attività di prostituzione. Il diritto del lavoro, ma per esempio anche il versamento di imposte e di contributi previdenziali, pone i gerenti di fronte agli obblighi e alle conseguenze che scaturiscono dall'acquisto dello status di datore di lavoro.

Le autorità pubblicano opuscoli informativi, a uso di chi esercita e di chi gestisce attività di prostituzione, nei quali vengono fornite informazioni anche in merito alla previdenza sociale. Queste pubblicazioni si propongono di fungere da mezzi di assistenza nella decisione di optare per la libera professione o per la prestazione di attività di lavoro retribuite, indicando quali sono i diritti e i doveri attinenti alle diverse tipologie di professione.

A due anni dalla soppressione del divieto di esercizio delle case di prostituzione ha avuto luogo una valutazione degli effetti sortiti da questa politica. Da tale disamina si è evinto che è ancora troppo presto per definire quali siano gli effetti reali generati da questo emendamento di legge. È comunque risultato evidente che la legalizzazione di un settore che ha vissuto per quasi un secolo nell'illegalità non comporta solamente la mera adozione di una modifica legislativa e di una nuova politica. Esiste infatti ancora poca chiarezza in merito a quali sono i diritti e i doveri di chi esercita e di chi gestisce attività di prostituzione e ala natura dei rapporti di lavoro: tutto ciò richiede una migliore modalità di comunicazione con il settore della prostituzione. Anche per quanto riguarda la posizione di chi esercita la prostituzione devono essere risolte diverse questioni di importanza critica. Le raccomandazioni contenute all'interno del rapporto di valutazione formano una ottima base per incanalare ulteriormente il processo di legalizzazione sul binario giusto.

7. Come sono regolamentate le operazioni di vigilanza sulla politica di concessione delle licenze di esercizio?

Il controllo del rispetto dei requisiti previsti dalle licenze di esercizio è una mansione di carattere amministrativo. L'applicazione dei regolamenti richiede une regia centrale: è compito delle amministrazioni comunali designare chi sarà preposto al controllo del rispetto dei requisiti previsti dalle licenze di esercizio. Nella pratica di tutti i giorni sono spesso le forze di polizia a espletare le attività amministrative di vigilanza a nome del comune. Il triangolo formato dal sindaco, dal procuratore della Regina e dal questore costituisce la piattaforma su cui si definisce la politica locale di applicazione delle norme. I patti intercorsi tra le amministrazioni comunali, gli organi giudiziari e le forze di polizia vengono sanciti per iscritto all'interno di un c.d. “accordo di applicazione”.

Ai gerenti possono essere comminate sanzioni amministrative, quali per esempio ammende, revoca della licenza di esercizio e chiusura dei locali adibiti alle attività di prostituzione. Inoltre, possono essere adottate misure di carattere penale ai sensi dell'articolo 273a del Codice penale olandese qualora si riscontri la presenza di forme di prostituzione ossia di erogazione di servizi sessuali proibiti (si veda la domanda 2).

8. I comuni possono impedire lo stabilimento di case di prostituzione all'interno del proprio territorio?

Con l'attuazione di un'apposita politica di impianto i comuni possono pilotare l'insediamento e l'ubicazione delle case di prostituzione. Le amministrazioni comunali possono negare o revocare la concessione di una licenza per lo stabilimento di un'azienda dedicata alle attività di prostituzione oppure impedire l'esercizio di determinate forme di prostituzione, quali la prostituzione in locali dotati di vetrina, qualora:

·        il gerente non ottenga il rilascio del c.d. “certificato di buona condotta” o non ne sia in possesso (questo certificato attesta la buona condotta morale e civile del richiedente e viene rilasciato dal comune);
·        l'insediamento dell'azienda non sia conforme a quanto previsto dal piano regolatore;
·        esistano giusti motivi per presupporre la presenza di esercizio di attività di prostituzione non volontaria o da parte di minori o di persone senza regolare permesso di soggiorno;
·        il diniego risulti essere nell'interesse della tutela dell'ordine pubblico;
·        l'azienda vada a perturbare il contesto ambientale in cui essa andrebbe a inserirsi.

L'impedimento dello stabilimento di case di prostituzione non può in ogni caso avvenire in base a motivazioni di carattere morale o etico. L'autorizzazione all'insediamento di questo tipo di imprese può essere negata unicamente se fondata su una sentenza dal tribunale amministrativo competente emessa in base a motivi di natura urbanistica nel quadro dell'assetto del territorio.

9. Alla polizia è fatta facoltà di tenere un registro di tutte le persone che notoriamente si dedicano all'esercizio di attività di prostituzione?

Le forze di polizia non hanno facoltà di tenere un registro in cui sono annotati i nominativi delle persone che svolgono attività di prostituzione, in quanto ciò sarebbe in contrasto con una serie di leggi che garantiscono la tutela dei dati personali. Tuttavia, è permessa la compilazione di un registro temporaneo in ordine all'esecuzione di un compito concreto da parte della polizia, come per esempio una indagine sulla tratta e il commercio delle persone. Tale registro dovrà in ogni caso essere notificato al Garante olandese per la tutela dei dati personali.

10. Qual è la politica perseguita nell'ambito dell’assistenza sanitaria?

È compito delle amministrazioni comunali provvedere alla giusta accessibilità all'assistenza sanitaria, conferendo la massima priorità a una politica che persegua l'assenza di misure coercitive e una presenza di sbarramenti che sia la minore possibile. In primo luogo, è responsabilità di chi esercita e di chi gestisce le attività di prostituzione impegnarsi per promuovere buone condizioni di lavoro e di salute. Alle amministrazioni comunali è demandato l'obbligo di accertare che i gerenti si assumano le proprie responsabilità. A tal fine esse avranno facoltà, anche nelle norme che sottengono alla concessione delle licenze di esercizio, di porre dei requisiti al fine di adottare le misure preventive necessarie e di sorvegliarne l'osservanza.

Fra le responsabilità dei gestori vanno citate per esempio: l'attuazione di una linea di condotta finalizzata alla realizzazione di rapporti sessuali protetti, la disponibilità ad accogliere iniziative di sensibilizzazione e di informazione e l'incoraggiamento di chi esercita attività di prostituzione a farsi visitare periodicamente per verificare l'eventuale presenza di malattie sessualmente trasmissibili. L'associazione Soa Aids Nederland (“Soa” è l'acronimo olandese per “Malattie sessualmente trasmissibili”, MST, si veda anche la domanda 19) ha stabilito delle direttive per l'esecuzione degli esami volti all'accertamento della presenza delle MST in chi esercita attività di prostituzione che possono essere utilizzate come un vademecum per i medici e gli specialisti.

Si è scelto esplicitamente di non sottoporre chi esercita la prostituzione a visite mediche obbligatorie. Un obbligo del genere non farebbe altro che favorire la stigmatizzazione delle persone interessate, in quanto permarrebbe l'idea che chi si prostituisce rappresenti un veicolo di infezione. Oltre a ciò, anche la clientela potrebbe trarre pretesto dagli esami medici per pretendere prestazioni sessuali non protette.

La norma prevede quattro controlli medici su base annua: tali esami soggiacciono al requisito di volontarietà e sono normalmente accettati da chi svolge attività di prostituzione in quanto queste persone ne riconoscono la necessità. Nelle maggiori città sono presenti policlinici presso i cui chi si prostituisce può recarsi senza alcuna formalità (in forma anonima e gratuita) per l'esecuzione di esami medici.

La promozione di rapporti sessuali protetti e una ottimale opera di sensibilizzazione nei confronti di chi esercita e di chi fruisce delle attività di prostituzione formano la migliore protezione dalle malattie sessualmente trasmissibili.

11. Quali forme di prostituzione esistono?

Esistono diverse forme di prostituzione. Le forme più note sono quelle che si svolgono all'interno dei sex club e la prostituzione in locali dotati di vetrina: in questo segmento lavora il 25% del totale delle persone dedite alle attività di prostituzione. Oltre a ciò sussistono forme di prostituzione presso hotel e bar, agenzie che offrono servizi di accompagnamento, ecc.

Molti comuni proibiscono la prostituzione di strada a causa del perturbamento dell'ordine pubblico e dei disagi che essa può causare. Alcuni comuni hanno istituito delle apposite zone in cui, in orari (anche notturni) prestabiliti, può essere esercitata la prostituzione di strada. Tutte queste zone sono dotate di apposite “postazioni di lavoro” (una sorta di parcheggi in cui avviene il contatto sessuale tra chi si prostituisce e il fruitore). In ogni zona è inoltre presente un “punto di appoggio” al quale chi esercita attività di prostituzione può rivolgersi per ottenere preservativi, prendere un caffè, farsi una doccia calda o ricevere assistenza. Grazie all'istituzione di queste “zone bianche”, negli anni scorsi la sicurezza di chi si prostituisce in strada ha subito un notevole miglioramento, mentre i disagi di ordine pubblico all'interno delle aree abitative sono stati sensibilmente diminuiti o addirittura ridotti a zero.

Nella maggior parte delle città di media e grande entità è presente la prostituzione in locali dotati di vetrina. Al momento della soppressione del divieto generale di esercizio delle case di prostituzione la suddivisione percentuale delle varie forme di prostituzione era la seguente:

Tipo di prostituzionepercentuale
prostituzione in locali dotati di vetrina   

20% 

prostituzione di strada 

  5%

club privati e sex club  

 45%

servizi di accompagnamento  

 15%

prostituzione presso dimore private

  5%

altre forme di prostituzione *  

    10%

totale:   

      100%

 * Tra le altre forme di prostituzione si annovera la prostituzione presso hotel, bar, saloni di massaggio, ecc.

La soppressione del divieto generale di esercizio delle case di prostituzione ha portato a una modifica dell'offerta dei servizi e a uno slittamento tra le diverse forme di prostituzione. Una ricerca sui nuovi tassi percentuali verrà eseguita nel 2005.

12. Quante persone che esercitano la prostituzione ci sono nei Paesi Bassi e da quali paesi provengono?

Al momento della soppressione del divieto generale di esercizio delle case di prostituzione nei Paesi Bassi erano presenti 25.000 persone che praticavano la prostituzione, in maggioranza immigrate (di questo numero 12.500 persone occupavano giornalmente 6.000 posti di lavoro). Negli Anni '70 questi immigrati dediti alla prostituzione provenivano in preminenza dai paesi dell'Asia sud-orientale (Thailandia e Filippine). Questa situazione mutò nel corso degli Anni '80, quando molte persone emigrarono nei Paesi Bassi dai paesi dell'America Latina e dalla zona dei Caraibi per esercitarvi l'attività di prostituzione. Alla fine degli Anni '80 – dopo la caduta del muro di Berlino – dai paesi dell'Europa centrale e orientale si generò un flusso migratorio di persone che esercitavano la prostituzione.

Nel 1999 un'indagine evidenziò che solo un terzo del totale delle persone che esercitavano la prostituzione era in possesso della nazionalità olandese. In totale furono censite 45 nazionalità diverse: la maggior parte di queste persone provenivano dalla Repubblica Dominicana, dalla Colombia, dalla Repubblica Ceca, dalla Romania e dalla Polonia. Per quanto atteneva alle persone dedite alla prostituzione e non dotate di regolare permesso di soggiorno non era noto alcun dato.

Al momento dell'indagine circa il 5% del totale delle persone dedite alla prostituzione era di sesso maschile, mentre le stime indicavano che un ulteriore 5% era transessuale. Anche in questo caso, il gruppo era formato in larga parte da immigrati.

Il 10% delle persone dedite all'esercizio della prostituzione era tossicodipendente: di questo gruppo, la maggior parte aveva in origine la cittadinanza olandese.

Attualmente non si è in possesso di stime più recenti relative al numero di persone che esercitano la prostituzione, tuttavia si ha l'impressione che il loro numero (nonché di coloro che esercitano questa professione in modo illegale) sia diminuito dopo la soppressione del divieto di esercizio delle case di prostituzione a causa della pressione esercitata dai regolari controlli eseguiti all'interno del settore della prostituzione legalizzata anche dalle forze di polizia e dall'agenzia olandese delle entrate.

13. Quali sono le conseguenze della legalizzazione della prostituzione relativamente al diritto del lavoro?

Con la soppressione del divieto di esercizio delle case di prostituzione, le norme di diritto privato, tra cui il diritto del lavoro, sono state applicate al rapporto di lavoro tra chi esercita attività di prostituzione e il gerente. È importante che i soggetti che esercitano attività di prostituzione possano decidere in autonomia se e come prostituirsi nonché quando porre fine al rapporto di lavoro.

La normativa generalmente applicabile alle aziende, fra cui la Legge sulla tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro (Arbeidsomstandighedenwet), si applica di solito anche al settore della prostituzione legalizzata.

L’Ispettorato olandese del lavoro ha pubblicato una brochure informativa destinata a gerenti, datori di lavoro, lavoratori, servizi di controllo medico Arbo e comuni in merito alle modalità di applicazione della legislazione sulla tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro al settore della prostituzione.

14. Quali sono le conseguenze della legalizzazione della prostituzione sulla previdenza sociale?

I soggetti che abbiano esercitato attività di prostituzione come lavoratori dipendenti e che abbiano perso il posto di lavoro per ragioni indipendenti dalla propria volontà, rientrano nei criteri per l’ottenimento di un’indennità di disoccupazione. Proprio come qualsiasi altra persona disoccupata, anche chi esercita attività di prostituzione ed è senza occupazione è soggetto all’obbligo di rispondere a offerte di lavoro. È necessario che il soggetto si renda disponibile sul mercato del lavoro e che accetti posti di lavoro generalmente considerati dignitosi. Nessuno, tuttavia, può essere obbligato ad accettare un posto di lavoro nel settore della prostituzione. La prostituzione è riconosciuta come professione, ma non viene considerata un lavoro appropriato. Ne consegue che gli uffici di collocamento non possono pubblicare offerte di lavoro per questo settore né agire come intermediari per posti di lavoro nell’industria del sesso.

Chi esercita attività di prostituzione e intenda porre fine alla propria attività di lavoratore autonomo o dipendente nell’ambito della prostituzione, non rientra nei criteri per l’ottenimento di un’indennità ai sensi della Legge sulla Disoccupazione (Werkloosheidswet), rientrando, per contro, nelle norme della Legge sull’assistenza sociale (Bijstandswet). Si tratta, infatti, di soggetti che hanno scelto volontariamente la disoccupazione e che possono iscriversi nelle apposite liste presso gli uffici di collocamento come persone in cerca di impiego.

Chi esercita attività di prostituzione e sia impiegato come dipendente in un’azienda, può richiedere un’indennità per inabilità al lavoro. Si tratta di una richiesta che ha ragione d’essere unicamente nel caso in cui il richiedente non sia più in grado di svolgere il proprio lavoro o un altro impiego generalmente accettato.

Le suddette disposizioni valgono, inoltre, per chiunque svolga (o abbia svolto) un’occupazione nei Paesi Bassi e non hanno validità specifica per chi esercita o chi gestisce attività di prostituzione.

15. Com’è regolamentato il prelievo fiscale e contributivo?

Chi esercita e chi gestisce attività di prostituzione è un contribuente (anche in questo caso non si operano, quindi, eccezioni). Il fisco adotta una metodologia mirata a gruppi target e uniforme sull’intero territorio dei Paesi Bassi, secondo la quale la responsabilità relativa agli obblighi fiscali viene ripartita a seconda del rapporto di lavoro tra gerente e persona che esercita attività di prostituzione.

Chi gestisce attività di prostituzione impiegando lavoratori dipendenti è tenuto al prelievo contributivo ai fini dell’assicurazione per lavoratori dipendenti. Il contributo va versato entro il 1 gennaio 2006 all’ente che si occupa delle assicurazioni sociali per lavoratori dipendenti (dopo il 1 gennaio 2006 va, invece, versato direttamente all’agenzia olandese delle entrate).

16. In che modo la politica olandese in materia di prostituzione contribuisce alla lotta contro la tratta e il commercio di persone?

In primo luogo, la politica olandese in materia di prostituzione è volta alla prevenzione della tratta e del commercio di persone, che si caratterizza prevalentemente per sfruttamento, coercizione e violenza. La soppressione del divieto di esercizio delle case di prostituzione ha rimosso l’ostacolo penale del riconoscimento della prostituzione come professione, al fine di garantire a chi esercita questo tipo di attività gli stessi diritti e le stesse tutele in ambito lavorativo dei lavoratori impiegati in altri settori.Il diritto al lavoro è anche nel settore della prostituzione lo strumento più appropriato per contrastare lo sfruttamento, la violenza e la coercizione. Si tratta di un principio simile a quello soggiacente alla “politica olandese in materia di violenza sessuale”: il miglior modo per combattere la violenza sessuale è migliorare la condizione della donna.

È, inoltre, molto più semplice individuare eventuali abusi all’interno di un’industria del sesso legale e trasparente che in una subcultura chiusa e criminalizzata.

Oltre a questo aspetto, particolare attenzione è rivolta alla lotta contro la tratta e il commercio di persone. Grazie all’introduzione del sistema di concessione di licenze di esercizio da parte delle autorità comunali, la polizia, purché su mandato del sindaco, è autorizzata, assieme ad altre istituzioni di tutela, a esercitare controlli metodici sulle condizioni nei locali adibiti all’erogazione di prestazioni sessuali. I controlli sistematici all’interno del mondo della prostituzione regolamentata relativamente al rispetto dei requisiti previsti dalle licenze di esercizio consentono alla polizia di sfruttare un’ottima opportunità per ricevere indicazioni sulla tratta e sul commercio di persone. Le informazioni derivanti da questi controlli sono di fondamentale importanza e possono essere messe a frutto direttamente per individuare e perseguire la tratta e il commercio di persone, sia nel settore regolamentato sia in quello non regolamentato.

Esiste un numero di telefono nazionale cui è possibile indirizzare segnalazioni anonime sulla tratta e il commercio di persone.

Lo sfruttamento della prostituzione e la tratta di persone che ne consegue, perseguibile penalmente ai sensi dell’articolo 273a del Codice Penale olandese, vengono individuati e perseguiti attivamente.

Nei Paesi Bassi la lotta contro la tratta e il commercio di persone e contro altre forme di sfruttamento della prostituzione di adulti e minori è una delle priorità della politica delle forze di polizia e del Ministero di Grazia e Giustizia.

Progetti volti alla lotta e alla prevenzione della tratta e del commercio di persone trovano supporto sia nei Paesi Bassi sia all’estero. Anche a livello europeo, la lotta e la prevenzione della tratta e del commercio di persone sono considerate priorità. Nel 2003, ad esempio, l’Unione Europea ha dato vita a un gruppo di esperti in materia e ha condotto campagne informative nei paesi di provenienza della tratta e del commercio di persone. L’Europol sovvenziona progetti operativi e di ricerca in questo ambito negli stati membri della UE e conduce ricerche sui metodi più validi utilizzati dalla polizia.

I Paesi Bassi sono uno dei pochi paesi all’interno della UE che dal 2000 possiede un Relatore Nazionale indipendente in materia di tratta e di commercio di persone, il quale presenta al governo una relazione annuale sulla natura e sull’entità della tratta e del commercio di persone nei Paesi Bassi.

17. Quali sono i soggetti stranieri che esercitano attività di prostituzione legale e quali no?

Cittadini extra UE/SEE non in possesso di un titolo di soggiorno valido che consenta loro di svolgere attività lavorativa nei Paesi Bassi, non possono percepire alcun reddito da lavoro, neppure, quindi, da attività di prostituzione. Tra coloro rientrano, ad esempio, persone con un visto turistico o provenienti da paesi non soggetti all’obbligo del visto autorizzate a soggiornare nei Paesi Bassi per una durata massima di tre mesi, senza obbligo di richiesta di un apposito permesso.

I cittadini (quindi anche chi esercita attività di prostituzione) di paesi che hanno siglato un accordo di associazione con la UE (Bulgaria e Romania) possono stabilirsi come imprenditori autonomi, purché soddisfino i requisiti validi per l’imprenditoria autonoma (tra cui capitale proprio, progetto imprenditoriale e apporto individuale di conoscenza ed esperienza) e abbiano un permesso di soggiorno per l’esercizio di un’attività lavorativa in qualità di lavoratori autonomi. In tal caso, non è possibile parlare di impiego (parziale) per un datore di lavoro.

La Legge sull’occupazione per gli stranieri vieta che chi esercita attività di prostituzione e proviene da paesi diversi dai seguenti paesi della UE: Paesi Bassi, Francia, Belgio, Lussemburgo, Svezia, Finlandia, Spagna, Portogallo, Germania, Italia, Danimarca, Grecia, Inghilterra, Irlanda e Austria (i 15 stati membri già da tempo membri della UE) svolga attività lavorative per una terza persona. I cittadini provenienti da questi 15 paesi UE possono lavorare nei Paesi Bassi come dipendenti nel settore della prostituzione. Ai cittadini dei paesi membri della UE: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Ungheria e Slovenia (membri a partire dal mese di maggio 2004) si applica una misura transitoria valida in ogni caso fino al 1 maggio 2006. Fino a questa data, i cittadini dei suddetti paesi non sono autorizzati a lavorare nei Paesi Bassi come dipendenti nel settore della prostituzione.

I cittadini dei paesi facenti parte della UE / dello SEE possono lavorare nei Paesi Bassi sia come lavoratori autonomi sia come dipendenti nel settore della prostituzione. Per questi soggetti, l’esercizio di un’attività lavorativa dà diritto alla permanenza legale.

Particolare attenzione è rivolta nei Paesi Bassi alla individuazione di chi esercita illegalmente attività di prostituzione. In questo senso, alcuni comuni hanno adottato una serie di provvedimenti per ridurre il numero di persone che esercitano attività illegali di prostituzione e operano controlli rigorosi al fine di evitare la creazione e la gestione di false strutture.

Gli stranieri che soggiornano illegalmente nei Paesi Bassi sono tenuti, ai sensi della Legge sull’immigrazione (Vreemdelingenwet), a lasciare il paese e, laddove necessario, ne vengono allontanati.

18. Le vittime della tratta e del commercio di persone nel mondo della prostituzione ricevono assistenza?

I cittadini stranieri presenti illegalmente nei Paesi Bassi, vittime della tratta e del commercio di persone, possono ottenere un permesso di soggiorno temporaneo per la durata del processo giudiziario contro la persona accusata del crimine, qualora presentino denuncia. Questa disposizione offre accoglienza e protezione alle vittime e ai testimoni di questo reato. Inoltre, una volta conclusosi il processo, qualora le circostanze personali lo giustifichino, essi possono essere presi in considerazione per la concessione di un permesso di soggiorno permanente di natura umanitaria.

Tuttora, questo tipo di permesso di soggiorno non consente ancora di svolgere attività lavorativa nei Paesi Bassi, ma si prevedono cambiamenti nella situazione a breve termine.

Le vittime della tratta e del commercio di persone hanno a disposizione al massimo tre mesi di tempo per riflettere sulla possibilità di presentare denuncia. Nel corso di questo periodo, la loro partenza viene posticipata ed essi soggiornano legittimamente nei Paesi Bassi. In tal caso, possono usufruire di strutture e servizi, ad esempio, di accoglienza, assistenza medica e supporto finanziario e legale.

19. Quali sono le organizzazioni di tutela degli interessi e gli istituti di ricerca attivi nei Paesi Bassi nell’ambito della prostituzione?

I Paesi Bassi contano un elevato numero di enti che si occupano degli interessi di chi esercita attività di prostituzione. Qui di seguito, presentiamo una rassegna di alcune tra queste organizzazioni.

Nel 1961 fu istituita la Mr. A. de Graaf Stichting (Fondazione Mr. A. de Graaf). Si tratta di un organismo che si occupa di diverse questioni legate alla prostituzione nei Paesi Bassi, fornisce consulenza sulla politica in materia di prostituzione, esorta il dibattito, compie ricerca scientifica, realizza progetti su incarico di terzi e ha dato vita a un grande centro di informazioni e documentazione.

Soa Aids Nederland – una fusione tra la fondazione Aids Fonds (Fondo per l’Aids) e l'associazione per la lotta alle MST (Malattie Sessualmente Trasmissibili) che coordina l’orientamento in materia di MST e AIDS all’interno del mondo della prostituzione. L’orientamento è rivolto in particolar modo ai vari gruppi target all’interno del settore della prostituzione, tra cui gli immigrati, i tossicodipendenti e i transessuali.

De Rode Draad (Il Filo Rosso) è un’organizzazione nazionale che tutela gli interessi di chi esercita (o ha esercitato) attività di prostituzione. Questa fondazione mira ad ottenere il riconoscimento della prostituzione come professione e degli stessi diritti per chi esercita attività di prostituzione. Questa organizzazione ha stretto una partnership con il sindacato olandese FNV.

La Stichting tegen Vrouwenhandel – STV (Fondazione contro la tratta e il commercio delle donne) è un centro di denuncia nazionale contro la tratta e il commercio delle donne. Tra i suoi compiti, il sostegno alle (possibili) vittime di questo crimine.