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Aborto

Q.1. Come è regolamentata l'interruzione di gravidanza nei Paesi Bassi?


Q.2. Come si è pervenuti alla Legge sull'Interruzione della Gravidanza?


Q.3. Quando si decide di procedere all'effettuazione dell'intervento abortivo?


Q.4. Qual è il limite consentito per l'interruzione di una gravidanza indesiderata?


Q.5. In quale modo e presso quali istituti può essere interrotta la gravidanza indesiderata?


Q.6. Perché i Paesi Bassi appartengono al gruppo di paesi con il più basso tasso di abortività?


Q.7. Come mai il tasso di abortività nei Paesi Bassi è così basso (contesto storico)?


Q.8. Come si rapporta la politica olandese sull'aborto a quelle vigenti negli altri paesi europei?

ALLEGATI (statistiche e spiegazioni):
I. Numero annuale di interventi di aborto nei Paesi Bassi (inclusi gli interventi di aborto per aspirazione)
II. Tasso di abortività tra i minorenni e le minoranze etniche
III. Stima del tasso di abortività calcolato ogni mille donne (tra i 15 e i 44 anni) suddivise in base al paese di provenienza


Q.1. Come è regolamentata l'interruzione di gravidanza nei Paesi Bassi?

A.1.
Nei Paesi Bassi alla gestante è consentito far interrompere la gravidanza qualora essa sia indesiderata. Secondo la legge l'intervento abortivo può aver luogo entro le prime 24 settimane di gestazione, ma nella pratica il limite è di 21 settimane e alcuni giorni e ciò dipende anche dal fatto che i medici vogliono essere sicuri di rientrare nel limite stabilito. Nei casi in cui la situazione di emergenza in cui versa la gestante sia dovuta a problemi di carattere medico, l'interruzione di gravidanza viene effettuata entro e non oltre la 24 settimana di gestazione. L'intervento ha luogo in ospedali e cliniche a ciò abilitati dalla Legge sull'Interruzione della Gravidanza.

La Legge dello stato olandese sull'interruzione della gravidanza è entrata in vigore nel novembre 1984. Dal 1985 l'Ispettorato della Sanità olandese stila tra l'altro rapporti in merito ai dati registrati sugli interventi abortivi. Il principio su cui si basa la Legge sull'Interruzione della Gravidanza è costituito per un verso dalla tutela della vita del nascituro e, per altro verso, dal diritto della donna a essere assistita in caso di gravidanza indesiderata. Lo scopo della legge è che ogni singola decisione di interruzione di gravidanza venga presa con avvedutezza, e venga messa in atto unicamente nel caso in cui la situazione di emergenza della gestante la renda inevitabile. Nessuno, peraltro, è tenuto a prender parte all'aborto provocato.

La legge non contiene né motivi né criteri per l'interruzione della gravidanza. Il carattere normativo della legge si manifesta in una serie di esigenze le quali garantiscono che il processo decisionale precedente una eventuale interruzione della gravidanza sia effettuato in un modo accurato. A suo tempo il legislatore scelse per questo sistema, cosciente del fatto che la risoluzione per l'interruzione della gravidanza deve essere presa osservando le circostanze caso per caso. Le situazioni di emergenza vengono determinate individualmente anche perché per ogni situazione bisogna prendere in considerazione molti fattori, spesso di varia natura. Il legislatore ha scelto quindi per una unica indicazione complessiva, vale a dire: la situazione d'emergenza della donna.

B.1.
L'aborto provocato è consentito solamente in osservanza della Legge sull'Interruzione della Gravidanza...

Articolo 296 del Codice Penale:
Chiunque sottopone la donna a un intervento, mentre sa o dovrebbe ragionevolmente presumere che questo può provocare l'interruzione della gravidanza, è punito con la reclusione sino a quattro anni e sei mesi oppure è punito con una multa della quarta categoria (con una somma massima di NLG. 25.000).

Il fatto previsto dal primo comma non è punibile qualora l'intervento venga effettuato da un medico in un ospedale o in una clinica autorizzati a praticare tale intervento in conformità alla Legge sull'Interruzione della Gravidanza.

...e unicamente fintantoché non sussista la possibilità di vita autonoma del feto.

Articolo 82a del Codice Penale:
Con il privare della vita un neonato al momento della nascita o poco dopo, si intende: l'uccisione di un feto di cui si possa ragionevolmente prevedere che sia in grado di rimanere in vita fuori del corpo della madre.

Q.2. Come si è pervenuti alla Legge sull'Interruzione della Gravidanza?

A.2.
L'erogazione di assistenza all'aborto ebbe inizio nella seconda metà degli anni Sessanta, periodo in cui si sviluppò un'ampia discussione sociale in merito all'aborto, a sua volta connessa a tutta una serie di altri fenomeni: l'introduzione degli anticoncezionali orali (la pillola) e della sterilizzazione che avevano reso possibile la pianificazione familiare, il cambiamento di opinione rispetto alla sessualità, il decrescente influsso delle chiese e la legalizzazione dell'aborto nella vicina Gran Bretagna. Contribuì alla discussione anche il fatto che la crescita economica aveva migliorato la sicurezza sociale e il livello di istruzione della popolazione. L'aborto venne legalizzato nel 1984. Per completare si notifica che l'aborto provocato non ha l'intento di servire come mezzo di pianificazione familiare.

A partire dal 1971 le donne potevano rivolgersi (illegalmente) alla clinica riservata agli interventi abortivi costituita l'anno precedente dalla Fondazione Stimezo, che mirava a ottimizzare la qualità dell'assistenza agli aborti e a distribuirla il più possibile nel territorio. Altre cliniche illegali per aborti sorsero rapidamente in tutto il paese, in quanto i medici non volevano praticare l'intervento negli ospedali o, se erano disposti a farlo, ciò avveniva solo su scala limitata. Il dibattito sull'aborto provocato si avviò anche negli ambienti medici, inoltre venne sviluppata la nuova tecnica a suzione, che consentiva l'intervento ambulatoriale.

La realizzazione della legislazione abortista ebbe un iter laborioso: la Legge sull'Interruzione della Gravidanza, definita nel 1981, entrò in vigore solo nel 1984, e in questa fase intermedia le cliniche per aborti erano tollerate. Peraltro le condanne pronunciate in base alla vecchia legislazione furono relativamente poche. Facendo un confronto, vediamo che nel 1958 le condanne furono 105, nel 1973 soltanto 3 e negli anni successivi non ne fu pronunciata nessuna. Gran parte delle condanne erano inflitte a non-medici che avevano praticato l'aborto.

Nel 1970 era stato presentato dal Partito del Lavoro PvdA (socialdemocratici) un progetto di legge mirante a depenalizzare l'aborto provocato. Nel 1975 il CDA (democristiani) inoltrò una proposta in cui l'aborto provocato rimaneva penalizzato, a meno che "la prosecuzione della gravidanza comporti un serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna, e che questo possa essere evitato solo con l'interruzione della gravidanza". Nel 1976 anche il VVD (liberali) presentò una proposta di legge, inoltrando in seguito una seconda proposta insieme al PvdA. Pur avendo l'appoggio della maggioranza del parlamento, quest'ultima proposta non venne approvata, in quanto il gabinetto non era costituito da socialdemocratici e liberali. Nel dicembre del 1980, dopo il cambiamento del gabinetto, fu approvato un progetto di legge dei partiti VVD/CDA. La Legge sull'Interruzione della Gravidanza entrò in vigore nel 1984, contemporaneamente al Decreto sull'Interruzione della Gravidanza che stabilisce l'applicazione della legge.

B.2.
L'aborto provocato è ancora sanzionato dalle norme contenute nel Codice Penale olandese. Solamente nel caso in cui l'intervento abortivo viene praticato secondo le norme stabilite dalla Legge sull'Interruzione della Gravidanza il medico non è passibile di pena. L'aborto non è considerato un normale intervento medico. Poiché il dibattito politico si era protratto così a lungo, la prevenzione della gravidanza assunse gradatamente un ruolo sempre più importante. La politica appoggiò ogni iniziativa volta all'educazione sessuale e al miglioramento dell'uso degli anticoncezionali, con la conseguenza che i Paesi Bassi investirono più di ogni altra nazione nella ricerca sulla pianificazione familiare. Una clinica per aborti, come già detto, esisteva già dal 1971, ma il fatto che fosse illegale contribuiva alla sensazione che si potesse optare per l'aborto solo in situazioni d'emergenza. Ancora oggi l'aborto provocato si considera in genere un diritto della donna di cui è preferibile non usufruire.

Q.3. Quando si decide di procedere all'effettuazione dell'intervento abortivo?

A.3.
Qualora la gravidanza fosse indesiderata la gestante può rivolgersi al medico per interromperla. Il medico è tenuto ad informare la donna delle altre soluzioni per la sua situazione di emergenza, praticando l'intervento solo quando è convinto che la donna abbia preso la decisione volontariamente e dopo scrupolose considerazioni.

La donna e il medico sono congiuntamente responsabili del processo decisionale, ma è la donna che prende la decisione in quanto tale. Fra il primo colloquio con il medico, che può essere anche il medico di famiglia che ne fa richiesta, e l'intervento abortivo vero e proprio, si è tenuti a rispettare un intervallo di cinque giorni, considerato come periodo di riflessione.

Q.4. Qual è il limite consentito per l'interruzione di una gravidanza indesiderata?

A.4.
L'aborto è consentito solo fintantoché non sussista la possibilità di vita autonoma del feto, per la quale è stato stabilito il limite assoluto di 24 settimane di gestazione. Nella pratica tale limite viene fissato a 21 settimane e alcuni giorni (vedi Q.1) La durata della gravidanza viene determinata con tecniche avanzate, mediante l'ecoscopia.

L'intervento abortivo praticato il 16° giorno di ritardo viene denominato trattamento del ritardo (aborto per aspirazione). Questo trattamento, come l'intervento abortivo effettuato in una fase successiva della gravidanza, può essere praticato esclusivamente in un ospedale o una clinica abilitati secondo la Legge sull'Interruzione della Gravidanza. A differenza dell'aborto praticato in una fase successiva della gravidanza, per l'aborto per aspirazione non si è tenuti ad osservare l'intervallo dei cinque giorni.

Q.5. In quale modo e presso quali istituti può essere interrotta la gravidanza indesiderata?

A.5.
Porre fine ad una gravidanza è possibile per mezzo del curettage (raschiamento) per il quale si può somministrare l'anestesia locale o totale (un sonno leggero). Dal 2000 la pillola per aborto (mifepristone), è disponibile nel nostro paese sotto il marchio mifegyne. Questa pillola, per l'interruzione della gravidanza, può essere somministrata fino a 49 giorni dopo il primo giorno della mestruazione (cioè fino a tre settimane di "ritardo"). Per quanto non si tratti di un "aborto per aspirazione", l'intervento rientra completamente nell'ambito della Legge sull'Interruzione della Gravidanza.

B.5.
Attualmente vi sono nei Paesi Bassi 108 ospedali e 17 cliniche abilitate. Il ministro della Sanità, del Benessere e dello Sport rilascia l'abilitazione solo dopo aver appurato che l'ospedale o la clinica in questione possa soddisfare ai requisiti prescritti dalla legge, come le condizioni relative alla qualità del trattamento. A tal fine si verificano sia la competenza medica e le strutture sanitarie che il servizio di assistenza psicologica della donna.

Ogni trimestre la direzione delle cliniche o degli ospedali autorizzati è tenuta a inviare all'Ispettorato della Sanità determinati dati, fra cui il numero degli interventi effettuati, garantendo ovviamente la privacy della donna. L'Ispettorato della Sanità pubblica i dati nel proprio rendiconto annuale. Gli ospedali, e gran parte delle cliniche, segnalano il numero di interventi abortivi includendo in esso gli aborti per aspirazione, che alcune cliniche invece segnalano separatamente.

Le interruzioni della gravidanza effettuate da cliniche abilitate su donne residenti nei Paesi Bassi vengono rimborsate in base alla Legge Generale sulle Spese Mediche Straordinarie. Se l'intervento viene praticato in un ospedale autorizzato, il rimborso avviene tramite la mutua o l'assicurazione privata.

Le donne residenti all'estero che vengono nei Paesi Bassi per l'interruzione di una gravidanza indesiderata devono provvedere personalmente al pagamento dell'intervento. Per le donne che risiedono illegalmente nei Paesi Bassi vige una normativa particolare.

Q.6. Perché i Paesi Bassi appartengono al gruppo di paesi con il più basso tasso di abortività?

A.6.
Tasso di abortività calcolato ogni mille donne (fra i 15 e i 44 anni) in diversi paesi e nello stesso anno (1996/1997)

PaeseTasso di abortività
Paesi Bassi (1997)6,5
Belgio(1997)*5,7
Germania (1997)**7,7
Inghilterra e Galles (1997)15,8
Svezia18,7
Stati Uniti (1996)22,9
Bulgaria (1996)51,3
Estonia53,8

* ad inclusione delle donne belghe che sono state sottoposte all'intervento abortivo nei Paesi Bassi **ad esclusione delle donne tedesche che sono state sottoposte all'intervento abortivo nei Paesi Bassi

Fonti: Fondazione per la collaborazione tra le cliniche abilitate ad effettuare interventi abortivi nei Paesi Bassi (StiSAN),"L'aborto nei Paesi Bassi 1993-2000", pag.6. Ispettorato della Sanità, Rapporto annuale 2001 della Legge sull'Interruzione della Gravidanza, agosto 2002, pag. 11.

Rispetto ad altre nazioni, i Paesi Bassi hanno uno dei più bassi tassi di abortività. Fino alla fine del 1996 i Paesi Bassi avevano il più basso tasso di abortività al mondo, seguiti negli ultimi anni a ruota dal Belgio. Nel 1996 il tasso di abortività era pari al 6,5 nei Paesi Bassi e al 6,8 in Belgio (ad inclusione delle donne belghe che erano state sottoposte ad intervento abortivo nei Paesi Bassi). Non è possibile al momento comparare i dati con quelli della Germania poiché le donne tedesche che sono state sottoposte all'intervento abortivo nei Paesi Bassi non sono comprese nel tasso di abortività tedesco, per cui quest'ultimo risulta più basso.

Numero annuale di interventi di aborto nei Paesi Bassi suddiviso secondo la provenienza delle pazienti

Paese di residenza19851990199520002001
Paesi Bassi17.25118.38420.93227.20528.437
Germania8.2976.5172.9821.6031.469
Lussemburgo5.0443.5242.2471.4731.334
Spagna6.344313242710
Altri9661.4982.2363.0382.906
Sconosciuto40646912
      
Totale37.97230.24228.68533.33534.168

Fonte: Ispettorato della Sanità, Rapporto annuale 2001 della Legge sull'Interruzione della Gravidanza, agosto 2002, pag. 10.

Il numero di donne che dai paesi limitrofi si recano nei Paesi Bassi per interrompere la gravidanza è in costante diminuzione. L'aumento del numero di interruzioni di gravidanza è da ascrivere in gran parte all'aumento del numero di interruzioni di gravidanza effettuati dalle donne immigrate. In linea di massima si può constatare che, tra le donne che si sottopongono ad un'interruzione di gravidanza presso una clinica abilitata ad eseguire interventi abortivi, sei donne su dieci sono di origine straniera. Di questo gruppo il 30% circa proviene (originariamente) dal Suriname e dalle Antille olandesi, il 15% è di origine turca o marocchina e il restante 55% proviene da diversi altri paesi.

Q.7. Come mai il tasso di abortività nei Paesi Bassi è così basso (contesto storico)?

A.7.
Rispetto alle altre nazioni, i Paesi Bassi hanno sempre avuto un basso numero di interruzioni di gravidanza, sia prima che dopo la legalizzazione dell'aborto. Il basso tasso di abortività è strettamente connesso alla storia della pianificazione familiare dei Paesi Bassi.

Fino agli anni Sessanta nella società olandese la pianificazione familiare era un tabù: era vietato vendere o esporre in vetrina prodotti anticoncezionali, la discussione sociale sull'argomento era praticamente inesistente e la classe medica non voleva esservi coinvolta. Tant'è vero che fino al 1965 i Paesi Bassi avevano ancora uno dei più alti tassi di natività d'Europa.

La situazione cambiò drasticamente nel periodo 1965-1975. Come già rilevato (vedi Q. 2), è evidente la connessione con le trasformazioni in atto in quegli anni in campo sociale, culturale e politico. L'introduzione dei moderni strumenti anticoncezionali era abbinata allo sviluppo di una nuova moralità sessuale e all'accettazione della pianificazione familiare. L'uso della pillola, prodotta nei Paesi Bassi a partire dal 1961, divenne nel corso degli anni molto diffuso. Nel contempo anche la sterilizzazione registrò un grande sviluppo.

B.7.
Sono due gli interrogativi da porsi: perché la pianificazione familiare ebbe improvvisamente tanto successo proprio nei Paesi Bassi e perché il tasso di abortività quasi non aumentò? Quattro fattori sono stati determinanti.

In primo luogo il fatto che nei Paesi Bassi la discussione sociale e politica sulla pianificazione familiare aveva avuto origine dal timore della sovrappopolazione. Negli anni Sessanta i Paesi Bassi erano la nazione più densamente popolata del mondo e le previsioni sulla crescita demografica erano terrificanti. L'incidenza di questo fattore sulla pianificazione familiare si verificò solo nei Paesi Bassi.

Vi era poi un gruppo di pressione molto influente, l'Associazione Olandese per la Riforma Sessuale (NVSH), che propugnava vigorosamente la modifica della legislazione nell'ambito della pianificazione familiare. A metà degli anni Sessanta questa organizzazione contava già più di 200.000 associati e aveva un organico di 100 collaboratori nella sede centrale a L'Aia. La NVSH non mirava solo a convincere l'autorità governativa a introdurre l'educazione sessuale nei programmi scolastici, ma voleva anche influenzare i media e sosteneva inoltre i centri di pianificazione familiare sorti in tutto il paese. Anche il movimento femminile appoggiò la pianificazione familiare con la campagna "padrone del proprio ventre".

Inoltre, verso la fine degli anni Sessanta, l'Associazione Olandese dei Medici di Famiglia (NHG) riconobbe la pianificazione familiare quale importante componente dell'attività professionale dei propri soci. Di conseguenza quasi tutti i medici di famiglia iniziarono immediatamente a erogare la propria assistenza in questo campo. Si tratta di un dato importante, in quanto i pazienti interessati alla pianificazione familiare venivano così assistiti da persone di fiducia, vicino a casa propria, senza doversi rivolgere a cliniche speciali o a ginecologi, come avveniva in molti altri paesi. Entro breve tempo la contraccezione diventò in tal modo parte integrante dell'assistenza sanitaria primaria.

La quarta ragione che spiega l'improvviso successo della pianificazione familiare è il fatto che, a partire dal 1971, i prodotti anticoncezionali furono rimborsati. Nel 1969 l'autorità governativa aveva abrogato il divieto legale dei prodotti anticoncezionali, inserendoli nel 1971 nel pacchetto di prestazioni della sicurezza sociale, al quale si aggiunse due anni dopo anche l'intervento di sterilizzazione. Vennero inoltre sovvenzionate le cliniche dell'Ente Rutger, specializzate nella pianificazione familiare. Dette misure non avevano solo conseguenze finanziarie positive per i consumatori dei prodotti anticoncezionali, ma costituivano anche uno stimolo morale per l'accettazione degli stessi. La pianificazione familiare non era più un problema meramente individuale, era diventata anche una questione pubblica.

Prima che fosse consentito l'aborto provocato, anzi, prima ancora che i politici discutessero sulla sua legalizzazione, nei Paesi Bassi i prodotti anticoncezionali erano quindi accettati su larga scala. La soglia della prevenzione della gravidanza era bassa e dovuta a fattori di natura demografica, sociale, psicologica e finanziaria: circostanza di grande rilievo per capire l'origine del basso tasso di abortività. I Paesi Bassi, che nella prospettiva europea avevano un alto tasso di natalità, si erano posizionati in breve tempo all'avanguardia in materia di prevenzione della gravidanza.

Q.8. Come si rapporta la politica olandese sull'aborto a quelle vigenti negli altri paesi europei?

A.8.
Fino alla metà del XX secolo l'aborto provocato era ancora illegale in tutto il mondo. A partire dagli anni Sessanta l'aborto provocato è stato legalizzato. Nel 1996 la maggior parte dei paesi europei disponeva di una legislazione sull'interruzione di gravidanza. Tuttavia, la politica sull'aborto presenta ancora differenze tra un paese e l'altro.

In Irlanda, Spagna e Portogallo l'aborto è ancora illegale. Alle donne irlandesi è comunque consentito di recarsi in Gran Bretagna per effettuare l'aborto. In Irlanda l'aborto è permesso solamente nel caso in cui la vita della madre sia in diretto pericolo. In Portogallo e in Spagna l'aborto è possibile solamente in caso di violenza carnale, malformazioni del feto o pericolo di morte per la madre.

La maggior parte dei paesi (tra cui il Belgio e la Germania) in cui l'aborto provocato è consentito in base ad una serie di condizioni, vige un limite di tempo pari a 12 settimane di gestazione. Per la Svezia il limite è fissato alla 18a settimana. La Gran Bretagna (ad eccezione dell'Irlanda del Nord) ha un limite di tempo pari a 24 settimane. Anche nei Paesi Bassi vige il limite di tempo di 24 settimane di gestazione ma nella pratica il limite è di 21 settimane e alcuni giorni (vedi Q. 1). Nella maggior parte dei paesi non vige effettivamente alcun limite fintanto che la vita della madre non sia in pericolo o in caso di malformazioni del feto.

B.8.
Per esaminare la legislazione sull'aborto dei vari paesi consulti la seguente pagina: http://www.un.org/esa/population/publications/abortion/doc/

ALLEGATI (statistiche e spiegazioni):

Allegati I: Numero annuale di interventi di aborto nei Paesi Bassi (inclusi gli interventi di aborto per aspirazione)

 Su donne residenti nei Paesi BassiSu donne non residenti nei Paesi Bassi
198019.70036.700
198717.80018.200
199722.4136.843
199824.1416.560
199925.3186.338
200027.2056.121
200128.4375.719

Fonte: Ispettorato della Sanità, Rapporto annuale 2001 della Legge sull'Interruzione della Gravidanza, agosto 2002, pag. 10.

Nel 2001 sono stati effettuati in totale 34.168 interventi; 28.437 su donne residenti nei Paesi Bassi e 5.719 su donne non residenti nei Paesi Bassi (inclusi gli interventi di aborto per aspirazione).
Nei Paesi Bassi l'aborto provocato viene praticato su circa 8,4 donne su 1000 fra i 15 e i 44 anni. Per le donne residenti nei Paesi Bassi questo significa un incremento del tasso di abortività del 4,5% rispetto al 2000. Tra le donne non residenti nei Paesi Bassi invece si registra un decremento del 6,6%.

Attualmente circa il 60% della clientela abortiva arriva in ospedale o in clinica su indicazione del medico di famiglia, e il rimanente 40% tramite ginecologi o altri specialisti, oppure direttamente senza impegnativa. In genere i medici di famiglia si prendono cura dell'assistenza postintervento.

Allegati II: Tasso di abortività tra i minorenni e le minoranze etniche

 
 Tasso di abortività donne 15-44 anniTasso di abortività <15 anni *
19966,5 su 10000,3%
19976,5 su 10000,3%
19987,0 su 10000,3%
19997,4 su 10000,4%
20008,0 su 10000,6%
20018,4 su 10000,6%
* percentuale della totalità degli interventi abortivi

Fonte: Ispettorato della Sanità, Rapporto annuale 2001 della Legge sull'Interruzione della Gravidanza, agosto 2002, pag. 11-12.

Nella società olandese il comportamento di prevenzione della gravidanza è meno sviluppato in due gruppi: nei minorenni e nelle minoranze etniche.

Sebbene il tasso di abortività fra le gestanti di minore età, visto in prospettiva internazionale, sia molto basso e sia anche inferiore alla media nazionale, il problema viene affrontato seriamente. Nel frattempo l'educazione sessuale è stata introdotta su larga scala nelle scuole e sono nati dei servizi di assistenza per questo gruppo specifico. Pur non essendo obbligatoria, in quanto la costituzione olandese prescrive la libertà di insegnamento, l'educazione sessuale viene trattata in quasi tutte le scuole secondarie superiori e perfino nella metà delle scuole primarie (per bambini fino a 13 anni). Da un'indagine è emerso che soprattutto i media hanno svolto e svolgono tuttora un ruolo importante nel superamento dei tabù e nell'educazione sessuale degli adolescenti.

Anche le minoranze etniche, con un tasso di abortività nove volte più elevato rispetto agli altri abitanti autoctoni, ricevono particolare attenzione per quanto riguarda l'aborto provocato. Negli ultimi quindici anni l'indagine svolta sulla pianificazione familiare nei Paesi Bassi si è focalizzata soprattutto sui seguenti quattro gruppi di immigranti: surinamesi, antilliani, turchi e marocchini.

Allegati III: Stima del tasso di abortività calcolato ogni mille donne (tra i 15 e i 44 anni) suddivise in base al paese di provenienza

Paese di provenienzaTasso di abortività (2000)*
Antille Oland. (incl. Aruba)86,8
Suriname39,2
Turchia21,8
Paesi bassi (autoctoni)8,0

* Il numero di aborti è stato messo a confronto con il totale delle donne dello stesso paese di provenienza residenti nei Paesi Bassi (= tasso di abortività).

Fonte: Rademakers, Dott. Jany, "L'aborto nei Paesi Bassi 1993-2000", Fondazione per la collaborazione tra le cliniche abilitate ad effettuare interventi abortivi nei Paesi Bassi (StiSAN), pag. 30-31.

Le donne turche e marocchine, in modo particolare, hanno anche un numero di figli molto elevato. Per questa ragione le attività di informazione e assistenza orientate alla pianificazione familiare fornite dalle autorità sono rivolte in particolare a questi gruppi. Con il tempo si vedrà se questi sforzi hanno avuto l'effetto desiderato.